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Non sono solo scritte

Non sono solo scritte, foto che riprendono la campagna esposta sugli impianti di affissione

Una chiamata alla responsabilità collettiva

Dopo un lungo percorso di confronto nato dal basso, tra 20 associazioni firmatarie del Patto di collaborazione LGBTQIA+ del Comune di Bologna, gli assessorati alle pari opportunità del Comune di Bologna e della Regione Emilia-Romagna, i comuni italiani aderenti alla rete RE.A.DY, la campagna “Non sono solo scritte” ha visto la luce il 17 maggio 2026 in occasione della giornata internazionale contro l’omolesbobitransafobia.

Le scritte sui muri le leggiamo tuttə ma alcune vengono ignorate. Soprattutto quelle d’odio, perché sono tante e ci siamo abituatə.

Eppure non sono solo scritte.

Replicando alcune tipiche scritte omolesbobitransafobiche che si possono trovare nei bagni di una scuola, sul muro di una casaal lavoro, la campagna si è concentrata sull’espressione della violenza dell’omolesbobitransafobia negli spazi pubblici a danno di persone LGBTQIA+, di quell’omonegatività fatta di piccole battute, parole, frasi che suonano accettabili e che invece alimentano il clima d’odio verso varie soggettività, interessano tutte le età e si svolgono in varie situazioni.

Una campagna nata per rendere la visibilità delle conseguenze di messaggi offensivi e discriminatori verso le persone LGBTQIA+ una pratica di cambiamento, a partire dallo spazio pubblico.

Abbiamo ideato il concept della campagna, l’abbiamo sviluppata e presentata alle varie associazioni LGBTQIA+, agli assessorati Pari opportunità di Comune di Bologna e Regione Emilia-Romagna, coordinando un percorso con le associazioni e le istituzioni coinvolte, per tenere assieme bisogni delle persone LGBTQIA+ e responsabilità collettiva.


Metodo comunicattive

Abbiamo messo insieme la nostra professionalità e il nostro attivismo per riuscire a creare una campagna che fosse davvero la voce di più associazioni LGBTQIA+, una voce arrabbiata che vuole rendere visibile l’odio omolesbobitransafobico per non lasciare da sole le persone LGBTQIA+ che sono coinvolte.

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La sorpresa del progetto

La campagna è piaciuta a molti comuni della regione Emilia-Romagna, al comune di Bolzano, di Torino e Verona. L’impegno istituzionale nell’appoggiare questa campagna di denuncia ha aiutato le associazioni LGBTQIA+ a non sentirsi sole nella lotta quotidiana contro l’omolesbobitransafobia, a testimonianza di una presa di consapevolezza del problema non come un fatto privato, ma come una responsabilità collettiva.

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